Melis contro le forze del male

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Sottotitolo: allora dovrebbe prendersela con se stesso. Abbiamo un vendicatore mascherato in città, che si fa fotografare con un passamontagna in testa per dare dell’infame a chi dice che cosa sta succedendo in questo sfortunato paese. Sfortunato ad averlo come sindaco, ovviamente.

Invece di dare spiegazioni insulta e minaccia querele, la reazione tipica di chi sa di non avere argomenti e di chi conosce solo l’intimidazione come strumento di argomentazione politica. Il tutto condito con accuse a vanvera cercando disperatamente un nemico da combattere, perché per lui la politica è solo questo: aggressione dell’avversario a qualunque costo, allo scopo di ottenerne la distruzione. Ma si sbaglia signor sindaco, noi non siamo il “cartello” delle minoranze nonostante lei lo speri con tutte le sue forze.  Non che cambi granché in effetti, perché si serve di noi come scusa per attaccarle, nei suoi impeti propagandistici di supereroe impegnato contro le forze del male. Anzi, più di un supereroe, un essere mitologico, con il corpo di uomo e la testa di cazzo.

Ma non proseguiremo su questa strada, non ci faremo trascinare nei vortici degli insulti perché in questo, lo dobbiamo riconoscere, lei è molto più bravo di chiunque altro. È una questione di attitudine, se vuole di senso morale, bisogna esserci portati a coniugare solo il verbo “odiare” per rapportarsi con gli altri. A lei viene naturale, a noi no. Purtroppo le vicende umane dipendono in modo decisivo dal caso e dalle circostanze, che vuol dire che ha più fortuna chi si trova nel posto giusto al momento giusto. Questo tempo disgraziato, egoista e menefreghista è proprio quello ideale in cui persone come lei e i suoi amici possono prosperare. Le è andata bene, ma non se ne approfitti e soprattutto sia sportivo con quelli che hanno ancora l’abitudine di cercare di capire le cose, non sono loro le forze del male, anche se lei probabilmente lo sa benissimo.

Dice che siamo degli infami perché diciamo la verità, allora come dovrebbe definire chi dice le bugie? Abbiamo già dimostrato che lei lo ha fatto e lo fa di continuo, a volte senza alcuna forma di vergogna.  Come quando ha trasformato un guasto alla sua macchina in un attentato, per sfruttare a suo vantaggio l’onda emotiva della vicenda di Laura Prati, farsi compatire e diventare il paladino che combatte da solo contro le forze del male. E gli infami saremmo noi? O come quando si dimentica di adottare il piano anticorruzione per le attività amministrative nel nostro paese, o come quando suddivide artificiosamente i compensi per i collaboratori esterni per poter eludere il passaggio attraverso i bandi di gara (con grande gioia dei suoi amici), o come quando retrodata ordinanze per potersi parare il culo (si dice così), o come quando arruola pseudo ambientalisti prezzolati per sostenere progetti allucinanti. E potremo continuare parlando di edilizia scolastica, di incarichi dati ad avvocati non qualificati, per quanto amici, e via discorrendo. Davvero ma davvero sicuro che gli infami siamo noi?

No signor sindaco, noi non siamo la minoranza. Ma poi di quale minoranza stiamo parlando? Non esiste un’opposizione reale in questo paese, ma un insieme di gruppi politici in confusione che stanno ancora cercando di capire quale strada percorrere, se mai lo stanno facendo. Abbiamo scoperto più cose noi con quattro telefonate che loro con la possibilità di accedere agli atti, cosa che lei tanto decanta. O forse sta parlando del Movimento 5 stelle, che da quando si è alleato con lei ha misteriosamente perso ogni impeto ambientalista? Certo in cambio hanno avuto il coordinamento della protezione civile, affidato a una persona che non aveva mai nemmeno fatto il corso base. Si fanno comprare con poco non c’è che dire e pazienza se in caso di emergenza nessuno saprà cosa deve fare.

C’è una differenza sostanziale tra noi e lei signor sindaco, perché noi non apparteniamo a quella sottocultura, purtroppo predominante, che vede nella politica esclusivamente il mezzo per guadagnare soldi o prestigio, o entrambi. La sottocultura a cui appartiene lei e soprattutto le persone che ha intorno, una sottocultura che si nutre di propaganda, che ha il terrore dell’approfondimento e che non può sostenere il confronto. Vogliamo parlare delle commissioni? Tempo fa la commissione ecologia ha dato parere negativo per la vicenda Ely e lei in tutta risposta non solo li ha ignorati, ma si è anche vendicato sollevando il presidente della commissione dal coordinamento delle protezione civile. Ancora oggi, a così tanto dalle elezioni, siamo senza commissioni, forse perché dal suo punto di vista sono solo una cosa fastidiosa il cui giudizio non le interessa, come del resto ha dichiarato alla stampa. Il suo capogruppo Matteo Corti è un dirigente sanitario, quindi abituato a gestire le persone, potrebbe concludere il compito in poche ore. Se non lo fa è perché ha ricevuto l’ordine preciso di non farlo. In cambio guadagnerà punti nella corsa a successore designato tra quattro anni. Vincerà chi tra lui e Samantha Caprioli sarà disposto a rinunciare alla maggior parte delle proprie prerogative di sindaco e restituirle a lei, che quindi continuerà a fare il sindaco di fatto, anche se non di diritto. Esattamente come Putin e Medvedev, e questa è un’altra cosa che ci differenzia: le fonti di ispirazione. Le sue fanno veramente cagare.

In ogni caso questo è l’ultimo post di Suciak, il nostro compito lo abbiamo svolto, abbiamo detto a chi doveva saperlo con chi ha a che fare Solbiate Olona. Siamo rimasti anonimi e abbiamo aperto il blog dopo le elezioni proprio per non essere accusati di volerne approfittare per fini personali e per non darle la scusa di intraprendere cause giudiziarie. Non perché ne abbiamo paura, ma per toglierle un’arma di propaganda e per non dare ai suoi amici avvocati la possibilità di ingrassare con i soldi del comune, anche se avrebbero poi ovviamente perso la causa. Se non sbaglio è quello che è successo di recente per un ricorso al TAR, che il comune ha dovuto ritirare pagando le spese legali. Con soldi pubblici ovviamente. Chissà perché questa cosa ha dimenticato di scriverla sul suo giornalino.

Adesso confidiamo nel lavoro di chi questo lavoro lo deve fare, le opposizioni politiche e i giornalisti, se mai ne sono rimasti in giro. Certo non sono quelli che vengono a farsi dettare gli articoli nel suo studio, insultando se stessi e la loro professione, gente che non ha e non avrà mai il talento per fare questo mestiere e allora si arrangia come può leccando i piedi ai potentati locali. Gli altri documenti in nostro possesso li forniremo a chi di dovere. Ci accusa che non abbiamo niente in mano perché altrimenti ci saremmo rivolti alla magistratura? Veramente noi abbiamo sempre fatto un discorso di etica e di trasparenza, ma se insiste vedremo di accontentarla. Magari questa volta confidare nel pantano in cui si ritrova la procura di Busto non sarà sufficiente.

Ai nostri quindici lettori (purtroppo non abbiamo la possibilità di spendere migliaia e migliaia di euro in propaganda come fa Melis) auguriamo buona fortuna. Ci si vede in giro.

Il team di Suciak

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Quei bravi ragazzi (della Voce Solbiatese)

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Avvertenza: se non si fosse già capito questo blog NON è politicamente corretto

I gruppi di potere fortemente centralizzati, soprattutto quelli un po’ loschi, sono strutturati più o meno nello stesso modo. C’è un capo assoluto, che a volte può rappresentare solo se stesso e a volte una lobby di potere economico o politico, ma in ogni caso è l’unico che può prendere decisioni ma soprattutto l’unico autorizzato a pensare. Chi ha fatto il militare sa bene che durante l’addestramento la cosa che viene sempre ripetuta è “tu non devi pensare, devi solo obbedire agli ordini”. Ecco, una cosa del genere.

Poi c’è il primo girone dei “collaboratori”, quelli che sono pronti a tutto, di solito per denaro o per qualche altro tipo di gratificazione, e che sgomitano tra di loro per essere il favorito (o la favorita) del capo nella speranza di essere il prescelto al momento del passaggio di consegne. Nel primo girone ci sono persone intelligenti e spietate, della stessa sostanza del capo assoluto.

Nel punto più basso, alla base, ci sono i servi sciocchi. Loro non sanno nemmeno perché sono lì, sono stati arruolati per fare numero e dare una parvenza di consenso. Non fanno domande perché sanno benissimo che non avranno risposte dall’unica persona cui gli è consentito chiedere, ma sono contenti così, far parte di un gruppo come questo per loro significa avere qualcosa che in altre situazioni nessuno sarà mai disposto a riconoscergli. Perché poi, come diceva Montanelli, la servitù è in molti casi una tentazione dei servi e non una violenza dei padroni.

In mezzo, tra i servi sciocchi e il primo girone, ci sono loro, i “bravi ragazzi”. Sono quelli più interessanti dal punto di vista antropologico, perché sono quelli che non avranno mai niente, neppure le briciole che cadono dalla tavola, eppure lavorano lo stesso per il capo, disciplinatamente. Gli viene chiesto di dire bugie e loro lo fanno, disciplinatamente. Lo sanno che si tratta di bugie, lo sanno che stanno dalla parte del torto e non della ragione, eppure non fanno una piega, disciplinatamente. Alcuni di loro, più ambiziosi, aspirano a entrare nel primo girone. Sono quelli più attivi, più disciplinati. Il primo girone è pronto al tradimento non appena si presenterà l’occasione, ma i bravi ragazzi no, sono fedeli, affidabili, privi di emozioni, soldati addestrati. Sono persone senza valore e senza onore.

Se dobbiamo pensare a qualcuno tra quelli che conosciamo ci viene subito da dire “quelli che scrivono sulla Voce solbiatese”.

Già perché è molto facile tradurre tutto questo discorso nella realtà solbiatese. Individuare il capo assoluto, i componenti del primo girone e i servi sciocchi è abbastanza facile. Per i bravi ragazzi è un po’ più difficile però alcuni ogni tanto escono allo scoperto. Basta che andate a fare un giro sulla loro pagina facebook per esempio. La capacità di dire una tale quantità di bugie in così poco spazio è evidentemente il risultato di anni di esperienza da servitori fedeli, o meglio da gente che nella vita non potrà mai fare altro che il servo. Seneca diceva che se vuoi essere veramente libero devi essere servo del sapere, Gesù con altre parole diceva che la libertà deriva dalla verità. Ecco, i bravi ragazzi di Melis hanno scelto di essere servi delle bugie e del loro capo, situazione incompatibile con verità e libertà. C’è però un vecchio proverbio che dice che dai servi si conoscono i padroni, e visto il livello dei suoi servi Melis non dovrebbe essere molto contento. Ha anche provato a sostituirli quasi tutti ma non ha cambiato di molto la situazione, anche perché il primo girone è rimasto pressoché invariato.

Ma perché esistono i bravi ragazzi? Difficile dirlo, la risposta migliore è probabilmente quella che dà Henry Hill, protagonista del film “Quei bravi ragazzi” di Scorsese: “Fu là che capii che cosa significa far parte di un gruppo. Per me significava essere qualcuno in un quartiere pieno di gente che non era nessuno”. Disprezzo per gli altri e voglia di esibirsi, ecco cos’è che li spinge. Proprio le persone di cui abbiamo bisogno.
Per la cronaca, abbiamo scritto questo post sulla scia dell’indignazione derivata dal progetto delle vasche sul prato in valle e dalle numerose bugie che i bravi ragazzi usano per coprire le malefatte del loro capo. Perché per loro il problema non è fare le cose a cazzo, affidare progetti senza bandi di concorso, spendere soldi pubblici a vanvera, disinteressarsi di eventuali proposte alternative, disinteressarsi del parere dei cittadini, disinteressarsi delle ripercussioni ambientali e potremmo andare avanti. No, il vero problema è chi recluta persone in una pagina facebook, gente che va ovviamente insultata perché ha osato mettersi contro il loro capo supremo.
Bravi ragazzi, servi fedeli e disinteressati, l’unica cosa che ci fa stare bene è che morirete senza amici.

Via Trombini 16

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Nei pressi dell’ospedale di Gallarate c’è un edificio, al numero 16 di via Trombini, che in qualche modo ha a che fare con Solbiate Olona. Tempo fa infatti lo studio di avvocato di Silvia Moriggi ha qui aperto una sede. In quello studio lavorava anche Luigi Ciaraffa, il figlio del consigliere capo del sindaco di Solbiate. Poi c’è stato un litigio, sono volati gli stracci (che continuano a volare in tribunale) e Silvia Moriggi e Luigi Ciaraffa si sono professionalmente separati. Quest’ultimo è riuscito in qualche modo ad appropriarsi della sede di via Trombini e qui ha aperto il suo studio di avvocato insieme a Ludovica Castaldi, chiamato 2LC. Di per sé è una storia che potrebbe interessarci poco, se non per il fatto che lo studio Moriggi prima e lo studio 2LC poi sono gli avvocati di fiducia del comune di Solbiate, da cui arrivano fiumi di denaro per consulenze legali di vario tipo. Come abbiamo già detto in precedenza non dovrebbe essere normale che il comune di Solbiate assegni incarichi legali al figlio del principale consigliere del sindaco, per quanto occulto, ma pare che questa cosa non interessi a nessuno.
Allora andiamo a vedere meglio che cosa c’è in via Trombini 16. Per esempio possiamo trovare la sede di Echiliberi, il mensile stampato dalla casa editrice della moglie del sindaco Melis e che si distingue per l’appoggio spudorato e per la (finta) devozione che periodicamente viene riservata proprio al sindaco di Solbiate. Non è solo perché lo stampa la moglie, ma anche perché tra i principali sostenitori della rivista (si può vedere sul loro sito) ci sono la società di assicurazioni di Luigi Melis e un’altra società di intermediazione assicurativa, la Insurance global service (I.G.S. srl), di cui parleremo a breve. Quindi è abbastanza normale che Echiliberi, alla faccia dell’ipocrisia del suo nome, abbia fatto una campagna elettorale devozionale alla candidatura di Melis, perché è stata pagata per farlo e perché la vittoria di Melis avrebbe continuato a garantire flusso di denaro nelle tasche del figlio del direttore di Echiliberi. che forse non ho detto chi è ma si tratta di Vincenzo Ciaraffa, guarda un po’.
Ma torniamo a IGS. La visura camerale di questa società dice che la sede legale è in via Trombini 16 a Gallarate. Il mondo è piccolo. Dice anche che l’attività prevalente è l’intermediazione assicurativa e che quella secondaria è “servizi di assistenza e consulenza relativi alla gestione stragiudiziale del risarcimento danni”. C’è questa parola, “stragiudiziale”, che è interessante, perché significa che si occupano di accordi tra le parti senza il ricorso al giudizio del tribunale. Guarda caso è anche l’unica cosa che Luigi Ciaraffa può fare in autonomia, dal momento che non ha nemmeno passato l’esame di stato da avvocato. Perlomeno non ancora. Per esercitare è andato a fare l’esame in Spagna e per poter lavorare in Italia deve passare un certo periodo di tempo sotto il controllo di un altro avvocato, chiamato avvocato di intesa. Nel suo caso si tratta di suo zio, avvocato del foro di Santa Maria Capua Vetere, e ci chiediamo come possa fare a sorvegliare le procedure del nipote che lavora a Gallarate, ma questa è un’altra storia. Comunque Luigi Ciaraffa può sicuramente fare attività “stragiudiziale”, che è anche l’attività aziendale di IGS, che si trova nello stesso stabile. Una coincidenza dietro l’altra. Ma a chi appartiene IGS? A due soci, Loredana Merlo e Paolo Melis, rispettivamente moglie e fratello di Luigi Melis, che casualmente si trovavano a passare da quelle parti e per caso hanno aperto una società nello stesso stabile di 2LC, lo studio legale dove arrivano i soldi del comune di Solbiate di cui è sindaco proprio Luigi Melis. Altra straordinaria coincidenza è che IGS e 2LC facciano sostanzialmente lo stesso lavoro.
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Piccole considerazioni. La società è stata fondata nell’ottobre del 2012 con un capitale sociale di 10000 euro di cui solo 2500 versati, un po’ poco per una startup aziendale. Il socio di maggioranza è al 99% Loredana Merlo e all’1% Paolo Melis, che con un versamento di soli 25 euro si è trovato socio di un’azienda. La società si occupa di assicurazioni ma pare che nessuno dei due soci sia un assicuratore, però entrambi ne conoscono uno molto bene. Se fossimo maliziosi diremmo che la società è una copertura per le attività di Luigi Melis, ma ci atteniamo solo ai fatti e quindi non lo diciamo.
I fatti dicono che in via Trombini 16 c’è una sorprendente concentrazioni di interessi che riguardano la famiglia Melis (mettiamolo così), i Ciaraffas e il comune di Solbiate. Certo finché non c’è evidenza di cose strane nulla si può dire, anzi presumiamo che tutto sia assolutamente legale, ma di certo non è “normale”.
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Nel Vangelo di Matteo si legge: “se la tua mano destra ti è occasione di scandalo, tagliala e gettala via da te”. Si tratta di uno stile di vita, sia personale che istituzionale, perché chi opera nelle istituzioni può scegliere di non incasinare le cose e allontanare da sé ogni possibile dubbio. Melis invece si sta comportando in modo esattamente opposto, giocando con le istituzioni e con il suo ruolo di sindaco per sostenere i suoi interessi personali cercando di non oltrepassare mai il confine della legalità. Ci riuscirà per sempre oppure prima o poi farà un errore? Oppure lo ha già fatto?

Azienda speciale del medio Olona (ma soprattutto di CL)

L’azienda speciale consortile del medio Olona per i servizi alla persona è un ente sovracomunale che si occupa della gestione dei servizi sociali insieme ai vari comuni che ne fanno parte (i sette comuni compresi tra Castellanza e Fagnano). Si occupa di varie cose, alcune meritevoli, e ovviamente gestisce parecchio denaro perché la fornitura dei servizi costa.

L’organizzazione interna è un po’ strana, nel senso che esistono due organi distinti di controllo, uno è il consiglio di amministrazione e l’altro l’assemblea consortile. Entrambi si occupano di un po’ di tutto e capire le competenze specifiche è un po’ difficile anche perché alcune si sovrappongono, vi invitiamo pertanto a leggerle sul sito dell’azienda. Di certo si sa che il consiglio di amministrazione viene nominato dall’assemblea consortile.

Entrambi questi enti sono sotto controllo politico, nel senso che i componenti dell’assemblea consortile sono direttamente i sindaci dei vari comuni, che a loro volta indicano i componenti del CDA. Al loro interno poi vengono nominati i presidenti: al momento il presidente dell’assemblea consortile è il sindaco di Marnate (sul sito è indicato come sindaco Cerana anche se in realtà il sindaco di Marnate è Scazzosi) mentre il presidente del CDA è Domizio Ricco di Gorla Minore.

Le gestione amministrativa “pratica” è invece sotto il controllo del direttore Pierpaolo Ponzone, che è anche l’unico dirigente dell’azienda e lavora con l’unico dipendente, una segretaria amministrativa part-time. L’attuale direttore è stato nominato al momento della costituzione dell’azienda e non è mai stato sostituito.

Quello che di solito fa l’azienda speciale è identificare alcune criticità in campo sociale o comunque situazioni in cui sarebbe opportuno intervenire, elaborare un piano di intervento e scegliere le persone cui affidarlo. E qui casca l’asino.

Sul sito dell’azienda c’è la voce “Bandi di gara” sia quelli in corso che quelli conclusi. Sono stati inseriti i documenti dei bandi conclusi relativi ai servizi in atto ed è interessante andare a vedere chi ha vinto questi bandi. Parliamo di AISEL (che se ne aggiudica diversi), Cooperativa sociale solidarietà e servizi, City service. La cosa che li accomuna, oltre a quella di aver vinto i bandi di concorso dell’Azienda, è che fanno tutte parte della Compagnia delle Opere, cioè Comunione e Liberazione, grande maneggiona dei servizi sanitari in Lombardia. Insieme si sono aggiudicate commesse per circa 3 milioni e mezzo di euro. È tutto visibile sul sito dell’azienda. Per la cronaca le commesse che scadevano alla fine del 2014 sono state tutte prorogate di sei mesi.

Casualità? Certo ci sono i bandi di concorso, vince chi fornisce le migliori garanzie, ma dipende da come vengono scritti. Vincolare ad esempio la possibilità di partecipazione a chi presenta un fatturato di almeno 300.000 euro nell’ultimo anno (e 200.000 euro nel settore specifico del bando), come viene fatto dall’azienda speciale, limita l’accesso a cooperative sociali più piccole che non necessariamente forniscono servizi peggiori. Senza contare che anche alcuni incarichi di consulenza, come quelli agli assistenti sociali dell’azienda e di Gorla Maggiore e Minore, sono stati affidati a dipendente di AISEL.

Possibile che né i sindaci (leggi assemblea consortile) né il CDA hanno mai avuto niente da obiettare al momento dell’approvazione? Ci permettiamo di fare i maliziosi andando a vedere come Domizio Ricco, presidente del CDA, abbia avuto una breve esperienza di lavoro con la Fondazione Raimondi (vincitrice del bando relativo all’assistenza domiciliare) e il consigliere Paolo Rossi abbia lavorato con la cooperativa sociale La Banda (vincitrice insieme a AISEL di quello relativo ai servizi rivolti ai minori). Stiamo esagerando lo sappiamo, nessuno dei due può avere avuto un qualche vantaggio da queste aggiudicazioni, rimane la sensazione però di una gestione che dovrebbe essere più trasparente. Perché poi se andiamo a vedere bene notiamo che il consigliere indicato dal comune di Solbiate Olona, Andrea Aspesani, può contare sull’appoggio politico diretto di Raffaele Cattaneo, potentissimo assessore regionale e soprattutto principale referente lombardo di Comunione e Liberazione (dopo la “dipartita” di Formigoni).

Casualità anche questa? Forse no. Il CDA ha il potere di approvare o meno le indicazioni che vengono dall’amministrazione (cioè da Ponzone). Basta poco per averne il controllo: qualche membro amico e qualche altro che non si preoccupa più di tanto della cosa. Nel CDA abbiamo infatti un informatico, un sottufficiale di marina, un agente di commercio nel settore chimico (anche un paio d’altri che non si sa perché non c’è il curriculum on-line). Non vogliamo dire che ci sia stata malizia nella loro scelta ma non si tratta propriamente di esperti del settore, magari non ci capiscono granché.

Stiamo impropriamente alimentando un inutile senso di sospetto? La questione è molto semplice: che l’Azienda speciale consortile del medio Olona sia un feudo di CL si sa da sempre e lo sanno tutti, che non se ne voglia parlare è abbastanza evidente. Ma non veniteci a dire che gli stronzi siamo noi.

Quando non si conosce vergogna

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Il sindaco ha appena diffuso un’ordinanza che vieta l’utilizzo della palestra delle scuole medie. Dice che è stata accertata una situazione di pericolosità per la caduta di calcinacci. L’ordinanza è stata emanata perché, si legge testuale (nell’ordinanza che trovate in fondo), è necessario scongiurare evidenti pericoli per l’incolumità degli eventuali fruitori della palestra comunale.

Ci sarebbe da essere lieti di questa commovente attenzione nei confronti dei suoi concittadini, se non fosse che l’ordinanza reca la data del 18 dicembre, e che durante le vacanze di Natale la palestra è stata utilizzata eccome, da diverse società sportive che hanno svolto regolarmente le loro attività. Non c’era nessuna transenna e nessun segnale di divieto, al contrario di quanto scritto sull’ordinanza, e ovviamente le società sportive che utilizzano la palestra non erano state avvertite in alcun modo.

I casi sono due, o l’ordinanza è stata retrodatata con il solito falso in atto pubblico che è ormai diventata una costante della premiata coppia Melis – Bottari (che all’insaputa di tutti è tornato a fare il segretario comunale), oppure dobbiamo pensare che il sindaco abbia deliberatamente messo in pericolo i fruitori della palestra, che non erano stati allertati in alcun modo del pericolo imminente.

Come se niente fosse, senza vergogna.

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E l’edilizia scolastica?

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Nei mesi scorsi il nostro sindaco ha sbandierato con enfasi che il nostro comune aveva ottenuto dei soldi per interventi di edilizia scolastica. Ovviamente non è vero, o meglio, non è vero in questi termini, perché i soldi sono stati effettivamente assegnati, ma con modalità precise e a patto di spenderli.

Il tutto comincia con l’idea del nuovo presidente del consiglio Renzi che decide di sbloccare il patto di stabilità di quei comuni che hanno già in progetto di effettuare interventi di edilizia scolastica. A marzo invia una lettera a tutti i sindaci d’Italia dicendo:

Vi chiedo di scegliere all’interno del vostro Comune un edificio scolastico. Di inviarci entro il 15 marzo una nota molto sintetica sullo stato dell’arte. Non vi chiediamo progetti esecutivi o dettagliati: ci occorre, per il momento, l’indicazione della scuola, il valore dell’intervento, le modalità di finanziamento che avete previsto, la tempistica di realizzazione. Semplice e operativo come sanno essere i Sindaci. Noi cercheremo nei successivi quindici giorni di individuare le strade per semplificare le procedure di gara, che come sapete sono spesso causa di lunghe attese burocratiche, e per liberare fondi dal computo del patto di stabilità interna.

Le linee guida quindi sono molto chiare fin da subito: progetti già pronti e finanziati con soldi propri e che saranno utilizzabili grazie allo sblocco del patto di stabilità per una cifra pari a quella dell’intervento.

Vengono identificate tre linee di intervento, denominate #scuolebelle, #scuolesicure e #scuolenuove. Solbiate Olona decide di rispondere alla lettera di Renzi e partecipare al progetto #scuolenuove. Nel sito del ministero si legge:

L’operazione #scuolenuove ha inizio il 3 marzo 2014 con la lettera del Presidente del Consiglio Matteo Renzi ai sindaci del nostro Paese. Attraverso questa iniziativa sono stati raccolti i progetti che le Amministrazioni comunali hanno valutato urgenti per il loro territorio. L’operazione interessa sia nuove edificazioni sia nuovi cantieri, che hanno iniziato o inizieranno le lavorazioni già nel 2014.

Al Presidente del Consiglio sono pervenute 4.400 richieste riguardanti nuove edificazioni, riqualificazioni, messa in sicurezza, efficientamento energetico e altre lavorazioni riguardanti l’edilizia scolastica. Di queste sono risultate accolte tutte le 404 domande presentate da altrettante Amministrazioni che, possedendo tutte le risorse necessarie, richiedevano unicamente lo sblocco del Patto di stabilità per l’anno 2014 oppure per il 2014 e 2015.

Anche in questo caso la situazione è chiara: all’operazione #scuolenuove hanno avuto accesso solo le amministrazioni che hanno dichiarato di avere in mano progetti già esecutivi, con cantieri già aperti o che avrebbero aperto nel 2014 e che già possedevano tutte le risorse necessarie. Queste amministrazioni sono state identificate grazie a una specie di autocertificazione effettuata dagli stessi sindaci. Infatti nel mese di maggio è iniziata la “fase due”, con l’invio ai sindaci che avevano già risposto alla lettera di marzo di una nuova lettera in cui sempre Renzi chiedeva di dare indicazione precisa del progetto per cui si richiedeva lo sblocco del patto di stabilità, nonché le modalità di finanziamento previste. Si tratta della lettera del 16 maggio che alcuni di voi avranno vista appesa per le vie del paese (eravamo in campagna elettorale) e fatta passare per una lettera personale di Renzi al nostro sindaco. Allegata a questa lettera c’erano invece le indicazioni per comunicare al ministero, attraverso un form apposito, proprio le indicazioni del progetto e la cifra necessaria a completarlo, che sarebbe stata scorporata dal patto di stabilità.

Il tutto è stato poi formalizzato con il decreto del Presidente del Consiglio del 13 giugno 2014 in cui si diceva:

Vista la lettera inviata in data 3 marzo 2014 ai Sindaci dal Presidente del consiglio dei Ministri, con la quale in merito all’edilizia scolastica si chiede di segnalare l’intervento pronto per essere avviato nel 2014 su un edificio scolastico all’interno del Comune e di specificare il valore dell’intervento, le modalità di finanziamento previste e la tempistica di realizzazione;

Vista la successiva lettera inviata in data 16 maggio 2014 diretta dal Presidente del Consiglio dei Ministri ai sindaci che hanno segnalato le priorità di intervento sulle strutture scolastiche del territorio con la quale si chiede di far pervenire all’indirizzo di posta elettronica scuole@governo.it le informazioni necessarie, attraverso la compilazione di apposita modulistica pubblicata sul sito web della Presidenza del Consiglio dei Ministri…

Decreta:

Art. 1   I Comuni beneficiari dell’esclusione di cui alle premesse e l’importo dell’esclusione stessa sono individuati nell’unito elenco (Allegato A).

In questo Allegato A del decreto si può vedere come a Solbiate sia stata concessa l’esclusione dal patto di stabilità di una cifra pari a 153 mila euro per il 2014 e 154 mila euro per il 2015.

Quindi, se ricostruiamo quello che è successo, possiamo capire che il comune di Solbiate ha dichiarato di essere in possesso di un progetto già esecutivo e finanziato richiedendo che questa cifra fosse scorporata dal patto di stabilità e impegnandosi a iniziare i lavori già nel 2014, perché i patti erano questi. Qualcuno ne ha mai sentito parlare? E’ stato mai aperto un bando di gara per l’assegnazione dei lavori? Qualcuno ha visto dei cantieri aperti in una delle nostre scuole? Qualcuno ha letto nel bilancio preventivo del 2014 la quota di 153 mila euro destinata all’edilizia scolastica? Per intenderci, il bilancio preventivo è stato approvato in consiglio comunale dopo il decreto del presidente del Consiglio dei Ministri quindi a Solbiate già si sapeva tutto.

Quando il nostro sindaco non sa cosa dire sostiene che si tratta di “interpretazioni”. Ci proverà anche questa volta ma sarà una posizione insostenibile. Lo dice ancora una volta il ministero:

Nei DPCM 13 e 30 giugno 2014 sono inseriti quei Comuni che richiedevano unicamente lo sblocco del Patto di stabilità per l’anno 2014 oppure per il 2014 e 2015. Non è stato possibile inserire in questa prima fase le Amministrazioni che hanno domandato:  1) sblocco di patto a partire dal 2015; 2) quote di finanziamento; 3) sblocco di patto anche a partire dal 2014 ma accompagnato da richiesta di finanziamento. Chi si trova nella situazione descritta dovrà attendere le prossime imminenti prospettive di finanziamento.

Non ci sono interpretazioni possibili, chi voleva i finanziamenti pubblici doveva seguire altre procedure così come chi chiedeva lo sblocco del patto a partire dal 2015. Solbiate Olona invece non ha chiesto finanziamenti pubblici per i suoi lavori perché ha dichiarato di avere tutte le risorse necessarie e ha dichiarato di poter cominciare i lavori già nel 2014.

Per chi avesse ancora dei dubbi queste sono le parole di un’intervista del vice-ministro alla Pubblica istruzione:

Il governo Renzi ha annunciato interventi di edilizia scolastica dal primo luglio per avere scuole belle, sicure, nuove, grazie a un investimento da un miliardo di euro. Quando partiranno i cantieri?

Alcuni sono già partiti. Si tratta di quelli sbloccati dal governo (decreto legge 66/2014) con l’esclusione del Patto di stabilità in tutti i 404 Comuni che avevano risposto all’appello di Matteo Renzi ed erano nelle condizioni di pagare l’intervento di edilizia scolastica […] La procedura dello sblocco seguirà quella ordinaria: il ragioniere del Ministero comunicherà ai ragionieri capo dei Comuni la quota di patto sbloccata che consentirà ai cantieri, alcuni già esistenti, di completarsi, ad altri di partire. Quindi questo blocco di interventi parte subito o è già attivo e si conclude. Il valore è di un milione di euro per ciascun intervento dunque in tutto 400 milioni per nuove costruzioni o per manutenzione straordinaria rilevante.

Interpretazioni? Il vice ministro dice che i cantieri che hanno ottenuto lo sblocco dal patto di stabilità sono già partiti, perché si trattava di progetti già operativi per nuove costruzioni o per manutenzione straordinaria rilevante. Il via all’apertura dei cantieri è stato dato il primo luglio.

Però i lavori a Solbiate non sono mai partiti perché non c’era nessun progetto operativo e finanziato già cantierabile e quindi non poteva partire nel 2014. Siamo di fronte all’ennesima forzatura legale, per motivi esclusivamente propagandistici, messa in piedi dal nostro sindaco e dai suoi amici. Almeno questa volta ne pagherà le conseguenze?

Il sonno della ragione

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Siamo tra quelli che hanno sempre creduto che la politica fosse una cosa buona, una esperienza umana necessaria perché risolve i problemi delle persone. Ma la politica senza etica può fare solo danni, perché è esercizio del potere senza nessuna finalità. Lo vediamo ai più alti livelli ma anche ai più bassi, come a Solbiate Olona per esempio. Per questa volta non sto parlando di sindaco, giunta e interessi correlati, ma di quelle persone che hanno accettato di far parte di questo grande inganno, per superficialità o vanità. Ovviamente parlo di quelle persone che siedono sui banchi del consiglio di maggioranza, persone dalla tensione etica molto dubbia, che non possono e non potranno mai dare nessun contributo alla crescita collettiva della loro comunità perché hanno deciso di operare in un contesto che non la prevede. Che sono lì perché scelti all’interno del sistema peggiore in cui cercare voti, quello delle appartenenze, delle familiarità, dei favori dati e ricevuti, delle abitudini decennali. Il loro compito, come abbiamo detto, è già finito, loro lo sanno bene ma fanno finta di niente. Alcuni avranno quello che gli è stato promesso, gli altri continueranno a fare le belle statuine.

In pratica è la filosofia razziana del “…fatti li cazzi tua” trasferita nei piccoli centri come il nostro, perché ormai tutti pensano che la politica sia questa cosa qui, non si aspettano niente di più e niente di meglio e non sono disposti a fare di più e di meglio. Il menefreghismo e la rassegnazione sono il concime ideale per chi vuole sfruttare la politica per i suoi interessi.
Il sonno della ragione genera mostri (Goya). Il sonno della ragione è quella colata di metadone sociale che provoca assuefazione e distacco dalla realtà. Ce ne accorgeremo solo quando saremo in crisi di astinenza ma sarà troppo tardi. Se lo facciamo notare ci prendono per matti, indichiamo la luna e tutti si arrabbiano perché gli fai vedere il dito e poi si offendono pure se glielo facciamo notare. Sembra un mondo in cui si cerca di trasformare le piccole vigliaccherie in punti di forza perché tutti sanno che i nostri limiti sono l’unica cosa che riusciremo ad avere e allora facciamo finta che siano cose buone e reagiamo come animali in gabbia quando qualcuno cerca di smascherarli. Questo vale per chi ha conquistato il potere, per chi lo ha sostenuto, per chi si è messo al suo servizio e per chi lo accetta passivamente, a cominciare dai nostri fenomenali giornalisti locali, anima e cuore dei piccoli potenti di campagna, agenti speciali al loro servizio che come unico atto di coraggio possono vantare quello di voltarsi dall’altra parte. Lo ripetiamo, non è mancanza di coscienza, è molto peggio, è accettazione passiva se non complicità, che in certe situazioni come la nostra vogliono dire la stessa cosa.

Complici schiavi del mito dell’uomo forte, anche se ha i piedi d’argilla, anzi soprattutto se ha i piedi di argilla, che suscita nelle menti semplici ancora un fascino irrestibile e ne ottiene in cambio la possibilità di fare tutto quello che vuole. Tra gli applausi.
I veri leader sono delle guide, persone che sfruttano le potenzialità diffuse, che individuano i punti deboli di un processo (sociale e amministrativo) e cercano di capire come rimediare, che hanno una visione a lungo termine che prevede la crescita sociale e culturale della comunità che gli viene affidata, non sono dei bellimbusti che si autoproclamano esecutori unici e insostituibili di una volontà popolare che si sono inventati loro, che sfruttano la
politica per alimentare il proprio ego e non si fanno scrupoli su chi li sostiene e come, senza che ci sia possibilità di discussione o di replica e senza rendere conto delle proprie decisioni. Esattamente come se si fosse all’interno di un corpo militare, come sa perfettamente il nostro sindaco (non Melis, quello vero).
La cosa incomprensibile è che tutto sta avvenendo sotto i nostri occhi, non in modo nascosto. Opere pubbliche per oltre un milione affidate senza gara d’appalto, incarichi pubblici affidati allo studio di avvocato del figlio, e non importa se questo figlio ha vertenze penali in corso, le bugie dette di continuo al solo scopo di esaltare l’ego di chi pensa di avere sempre ragione e di essere così potente da potersene fregare delle regole. E anche tutto il resto, che documenteremo. Tutto sotto gli occhi di tutti.

E nessuna reazione, mai. Il sonno è ancora profondo.