Quei bravi ragazzi (della Voce Solbiatese)

goodfellas

Avvertenza: se non si fosse già capito questo blog NON è politicamente corretto

I gruppi di potere fortemente centralizzati, soprattutto quelli un po’ loschi, sono strutturati più o meno nello stesso modo. C’è un capo assoluto, che a volte può rappresentare solo se stesso e a volte una lobby di potere economico o politico, ma in ogni caso è l’unico che può prendere decisioni ma soprattutto l’unico autorizzato a pensare. Chi ha fatto il militare sa bene che durante l’addestramento la cosa che viene sempre ripetuta è “tu non devi pensare, devi solo obbedire agli ordini”. Ecco, una cosa del genere.

Poi c’è il primo girone dei “collaboratori”, quelli che sono pronti a tutto, di solito per denaro o per qualche altro tipo di gratificazione, e che sgomitano tra di loro per essere il favorito (o la favorita) del capo nella speranza di essere il prescelto al momento del passaggio di consegne. Nel primo girone ci sono persone intelligenti e spietate, della stessa sostanza del capo assoluto.

Nel punto più basso, alla base, ci sono i servi sciocchi. Loro non sanno nemmeno perché sono lì, sono stati arruolati per fare numero e dare una parvenza di consenso. Non fanno domande perché sanno benissimo che non avranno risposte dall’unica persona cui gli è consentito chiedere, ma sono contenti così, far parte di un gruppo come questo per loro significa avere qualcosa che in altre situazioni nessuno sarà mai disposto a riconoscergli. Perché poi, come diceva Montanelli, la servitù è in molti casi una tentazione dei servi e non una violenza dei padroni.

In mezzo, tra i servi sciocchi e il primo girone, ci sono loro, i “bravi ragazzi”. Sono quelli più interessanti dal punto di vista antropologico, perché sono quelli che non avranno mai niente, neppure le briciole che cadono dalla tavola, eppure lavorano lo stesso per il capo, disciplinatamente. Gli viene chiesto di dire bugie e loro lo fanno, disciplinatamente. Lo sanno che si tratta di bugie, lo sanno che stanno dalla parte del torto e non della ragione, eppure non fanno una piega, disciplinatamente. Alcuni di loro, più ambiziosi, aspirano a entrare nel primo girone. Sono quelli più attivi, più disciplinati. Il primo girone è pronto al tradimento non appena si presenterà l’occasione, ma i bravi ragazzi no, sono fedeli, affidabili, privi di emozioni, soldati addestrati. Sono persone senza valore e senza onore.

Se dobbiamo pensare a qualcuno tra quelli che conosciamo ci viene subito da dire “quelli che scrivono sulla Voce solbiatese”.

Già perché è molto facile tradurre tutto questo discorso nella realtà solbiatese. Individuare il capo assoluto, i componenti del primo girone e i servi sciocchi è abbastanza facile. Per i bravi ragazzi è un po’ più difficile però alcuni ogni tanto escono allo scoperto. Basta che andate a fare un giro sulla loro pagina facebook per esempio. La capacità di dire una tale quantità di bugie in così poco spazio è evidentemente il risultato di anni di esperienza da servitori fedeli, o meglio da gente che nella vita non potrà mai fare altro che il servo. Seneca diceva che se vuoi essere veramente libero devi essere servo del sapere, Gesù con altre parole diceva che la libertà deriva dalla verità. Ecco, i bravi ragazzi di Melis hanno scelto di essere servi delle bugie e del loro capo, situazione incompatibile con verità e libertà. C’è però un vecchio proverbio che dice che dai servi si conoscono i padroni, e visto il livello dei suoi servi Melis non dovrebbe essere molto contento. Ha anche provato a sostituirli quasi tutti ma non ha cambiato di molto la situazione, anche perché il primo girone è rimasto pressoché invariato.

Ma perché esistono i bravi ragazzi? Difficile dirlo, la risposta migliore è probabilmente quella che dà Henry Hill, protagonista del film “Quei bravi ragazzi” di Scorsese: “Fu là che capii che cosa significa far parte di un gruppo. Per me significava essere qualcuno in un quartiere pieno di gente che non era nessuno”. Disprezzo per gli altri e voglia di esibirsi, ecco cos’è che li spinge. Proprio le persone di cui abbiamo bisogno.
Per la cronaca, abbiamo scritto questo post sulla scia dell’indignazione derivata dal progetto delle vasche sul prato in valle e dalle numerose bugie che i bravi ragazzi usano per coprire le malefatte del loro capo. Perché per loro il problema non è fare le cose a cazzo, affidare progetti senza bandi di concorso, spendere soldi pubblici a vanvera, disinteressarsi di eventuali proposte alternative, disinteressarsi del parere dei cittadini, disinteressarsi delle ripercussioni ambientali e potremmo andare avanti. No, il vero problema è chi recluta persone in una pagina facebook, gente che va ovviamente insultata perché ha osato mettersi contro il loro capo supremo.
Bravi ragazzi, servi fedeli e disinteressati, l’unica cosa che ci fa stare bene è che morirete senza amici.
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