E l’edilizia scolastica?

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Nei mesi scorsi il nostro sindaco ha sbandierato con enfasi che il nostro comune aveva ottenuto dei soldi per interventi di edilizia scolastica. Ovviamente non è vero, o meglio, non è vero in questi termini, perché i soldi sono stati effettivamente assegnati, ma con modalità precise e a patto di spenderli.

Il tutto comincia con l’idea del nuovo presidente del consiglio Renzi che decide di sbloccare il patto di stabilità di quei comuni che hanno già in progetto di effettuare interventi di edilizia scolastica. A marzo invia una lettera a tutti i sindaci d’Italia dicendo:

Vi chiedo di scegliere all’interno del vostro Comune un edificio scolastico. Di inviarci entro il 15 marzo una nota molto sintetica sullo stato dell’arte. Non vi chiediamo progetti esecutivi o dettagliati: ci occorre, per il momento, l’indicazione della scuola, il valore dell’intervento, le modalità di finanziamento che avete previsto, la tempistica di realizzazione. Semplice e operativo come sanno essere i Sindaci. Noi cercheremo nei successivi quindici giorni di individuare le strade per semplificare le procedure di gara, che come sapete sono spesso causa di lunghe attese burocratiche, e per liberare fondi dal computo del patto di stabilità interna.

Le linee guida quindi sono molto chiare fin da subito: progetti già pronti e finanziati con soldi propri e che saranno utilizzabili grazie allo sblocco del patto di stabilità per una cifra pari a quella dell’intervento.

Vengono identificate tre linee di intervento, denominate #scuolebelle, #scuolesicure e #scuolenuove. Solbiate Olona decide di rispondere alla lettera di Renzi e partecipare al progetto #scuolenuove. Nel sito del ministero si legge:

L’operazione #scuolenuove ha inizio il 3 marzo 2014 con la lettera del Presidente del Consiglio Matteo Renzi ai sindaci del nostro Paese. Attraverso questa iniziativa sono stati raccolti i progetti che le Amministrazioni comunali hanno valutato urgenti per il loro territorio. L’operazione interessa sia nuove edificazioni sia nuovi cantieri, che hanno iniziato o inizieranno le lavorazioni già nel 2014.

Al Presidente del Consiglio sono pervenute 4.400 richieste riguardanti nuove edificazioni, riqualificazioni, messa in sicurezza, efficientamento energetico e altre lavorazioni riguardanti l’edilizia scolastica. Di queste sono risultate accolte tutte le 404 domande presentate da altrettante Amministrazioni che, possedendo tutte le risorse necessarie, richiedevano unicamente lo sblocco del Patto di stabilità per l’anno 2014 oppure per il 2014 e 2015.

Anche in questo caso la situazione è chiara: all’operazione #scuolenuove hanno avuto accesso solo le amministrazioni che hanno dichiarato di avere in mano progetti già esecutivi, con cantieri già aperti o che avrebbero aperto nel 2014 e che già possedevano tutte le risorse necessarie. Queste amministrazioni sono state identificate grazie a una specie di autocertificazione effettuata dagli stessi sindaci. Infatti nel mese di maggio è iniziata la “fase due”, con l’invio ai sindaci che avevano già risposto alla lettera di marzo di una nuova lettera in cui sempre Renzi chiedeva di dare indicazione precisa del progetto per cui si richiedeva lo sblocco del patto di stabilità, nonché le modalità di finanziamento previste. Si tratta della lettera del 16 maggio che alcuni di voi avranno vista appesa per le vie del paese (eravamo in campagna elettorale) e fatta passare per una lettera personale di Renzi al nostro sindaco. Allegata a questa lettera c’erano invece le indicazioni per comunicare al ministero, attraverso un form apposito, proprio le indicazioni del progetto e la cifra necessaria a completarlo, che sarebbe stata scorporata dal patto di stabilità.

Il tutto è stato poi formalizzato con il decreto del Presidente del Consiglio del 13 giugno 2014 in cui si diceva:

Vista la lettera inviata in data 3 marzo 2014 ai Sindaci dal Presidente del consiglio dei Ministri, con la quale in merito all’edilizia scolastica si chiede di segnalare l’intervento pronto per essere avviato nel 2014 su un edificio scolastico all’interno del Comune e di specificare il valore dell’intervento, le modalità di finanziamento previste e la tempistica di realizzazione;

Vista la successiva lettera inviata in data 16 maggio 2014 diretta dal Presidente del Consiglio dei Ministri ai sindaci che hanno segnalato le priorità di intervento sulle strutture scolastiche del territorio con la quale si chiede di far pervenire all’indirizzo di posta elettronica scuole@governo.it le informazioni necessarie, attraverso la compilazione di apposita modulistica pubblicata sul sito web della Presidenza del Consiglio dei Ministri…

Decreta:

Art. 1   I Comuni beneficiari dell’esclusione di cui alle premesse e l’importo dell’esclusione stessa sono individuati nell’unito elenco (Allegato A).

In questo Allegato A del decreto si può vedere come a Solbiate sia stata concessa l’esclusione dal patto di stabilità di una cifra pari a 153 mila euro per il 2014 e 154 mila euro per il 2015.

Quindi, se ricostruiamo quello che è successo, possiamo capire che il comune di Solbiate ha dichiarato di essere in possesso di un progetto già esecutivo e finanziato richiedendo che questa cifra fosse scorporata dal patto di stabilità e impegnandosi a iniziare i lavori già nel 2014, perché i patti erano questi. Qualcuno ne ha mai sentito parlare? E’ stato mai aperto un bando di gara per l’assegnazione dei lavori? Qualcuno ha visto dei cantieri aperti in una delle nostre scuole? Qualcuno ha letto nel bilancio preventivo del 2014 la quota di 153 mila euro destinata all’edilizia scolastica? Per intenderci, il bilancio preventivo è stato approvato in consiglio comunale dopo il decreto del presidente del Consiglio dei Ministri quindi a Solbiate già si sapeva tutto.

Quando il nostro sindaco non sa cosa dire sostiene che si tratta di “interpretazioni”. Ci proverà anche questa volta ma sarà una posizione insostenibile. Lo dice ancora una volta il ministero:

Nei DPCM 13 e 30 giugno 2014 sono inseriti quei Comuni che richiedevano unicamente lo sblocco del Patto di stabilità per l’anno 2014 oppure per il 2014 e 2015. Non è stato possibile inserire in questa prima fase le Amministrazioni che hanno domandato:  1) sblocco di patto a partire dal 2015; 2) quote di finanziamento; 3) sblocco di patto anche a partire dal 2014 ma accompagnato da richiesta di finanziamento. Chi si trova nella situazione descritta dovrà attendere le prossime imminenti prospettive di finanziamento.

Non ci sono interpretazioni possibili, chi voleva i finanziamenti pubblici doveva seguire altre procedure così come chi chiedeva lo sblocco del patto a partire dal 2015. Solbiate Olona invece non ha chiesto finanziamenti pubblici per i suoi lavori perché ha dichiarato di avere tutte le risorse necessarie e ha dichiarato di poter cominciare i lavori già nel 2014.

Per chi avesse ancora dei dubbi queste sono le parole di un’intervista del vice-ministro alla Pubblica istruzione:

Il governo Renzi ha annunciato interventi di edilizia scolastica dal primo luglio per avere scuole belle, sicure, nuove, grazie a un investimento da un miliardo di euro. Quando partiranno i cantieri?

Alcuni sono già partiti. Si tratta di quelli sbloccati dal governo (decreto legge 66/2014) con l’esclusione del Patto di stabilità in tutti i 404 Comuni che avevano risposto all’appello di Matteo Renzi ed erano nelle condizioni di pagare l’intervento di edilizia scolastica […] La procedura dello sblocco seguirà quella ordinaria: il ragioniere del Ministero comunicherà ai ragionieri capo dei Comuni la quota di patto sbloccata che consentirà ai cantieri, alcuni già esistenti, di completarsi, ad altri di partire. Quindi questo blocco di interventi parte subito o è già attivo e si conclude. Il valore è di un milione di euro per ciascun intervento dunque in tutto 400 milioni per nuove costruzioni o per manutenzione straordinaria rilevante.

Interpretazioni? Il vice ministro dice che i cantieri che hanno ottenuto lo sblocco dal patto di stabilità sono già partiti, perché si trattava di progetti già operativi per nuove costruzioni o per manutenzione straordinaria rilevante. Il via all’apertura dei cantieri è stato dato il primo luglio.

Però i lavori a Solbiate non sono mai partiti perché non c’era nessun progetto operativo e finanziato già cantierabile e quindi non poteva partire nel 2014. Siamo di fronte all’ennesima forzatura legale, per motivi esclusivamente propagandistici, messa in piedi dal nostro sindaco e dai suoi amici. Almeno questa volta ne pagherà le conseguenze?

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Il sonno della ragione

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Siamo tra quelli che hanno sempre creduto che la politica fosse una cosa buona, una esperienza umana necessaria perché risolve i problemi delle persone. Ma la politica senza etica può fare solo danni, perché è esercizio del potere senza nessuna finalità. Lo vediamo ai più alti livelli ma anche ai più bassi, come a Solbiate Olona per esempio. Per questa volta non sto parlando di sindaco, giunta e interessi correlati, ma di quelle persone che hanno accettato di far parte di questo grande inganno, per superficialità o vanità. Ovviamente parlo di quelle persone che siedono sui banchi del consiglio di maggioranza, persone dalla tensione etica molto dubbia, che non possono e non potranno mai dare nessun contributo alla crescita collettiva della loro comunità perché hanno deciso di operare in un contesto che non la prevede. Che sono lì perché scelti all’interno del sistema peggiore in cui cercare voti, quello delle appartenenze, delle familiarità, dei favori dati e ricevuti, delle abitudini decennali. Il loro compito, come abbiamo detto, è già finito, loro lo sanno bene ma fanno finta di niente. Alcuni avranno quello che gli è stato promesso, gli altri continueranno a fare le belle statuine.

In pratica è la filosofia razziana del “…fatti li cazzi tua” trasferita nei piccoli centri come il nostro, perché ormai tutti pensano che la politica sia questa cosa qui, non si aspettano niente di più e niente di meglio e non sono disposti a fare di più e di meglio. Il menefreghismo e la rassegnazione sono il concime ideale per chi vuole sfruttare la politica per i suoi interessi.
Il sonno della ragione genera mostri (Goya). Il sonno della ragione è quella colata di metadone sociale che provoca assuefazione e distacco dalla realtà. Ce ne accorgeremo solo quando saremo in crisi di astinenza ma sarà troppo tardi. Se lo facciamo notare ci prendono per matti, indichiamo la luna e tutti si arrabbiano perché gli fai vedere il dito e poi si offendono pure se glielo facciamo notare. Sembra un mondo in cui si cerca di trasformare le piccole vigliaccherie in punti di forza perché tutti sanno che i nostri limiti sono l’unica cosa che riusciremo ad avere e allora facciamo finta che siano cose buone e reagiamo come animali in gabbia quando qualcuno cerca di smascherarli. Questo vale per chi ha conquistato il potere, per chi lo ha sostenuto, per chi si è messo al suo servizio e per chi lo accetta passivamente, a cominciare dai nostri fenomenali giornalisti locali, anima e cuore dei piccoli potenti di campagna, agenti speciali al loro servizio che come unico atto di coraggio possono vantare quello di voltarsi dall’altra parte. Lo ripetiamo, non è mancanza di coscienza, è molto peggio, è accettazione passiva se non complicità, che in certe situazioni come la nostra vogliono dire la stessa cosa.

Complici schiavi del mito dell’uomo forte, anche se ha i piedi d’argilla, anzi soprattutto se ha i piedi di argilla, che suscita nelle menti semplici ancora un fascino irrestibile e ne ottiene in cambio la possibilità di fare tutto quello che vuole. Tra gli applausi.
I veri leader sono delle guide, persone che sfruttano le potenzialità diffuse, che individuano i punti deboli di un processo (sociale e amministrativo) e cercano di capire come rimediare, che hanno una visione a lungo termine che prevede la crescita sociale e culturale della comunità che gli viene affidata, non sono dei bellimbusti che si autoproclamano esecutori unici e insostituibili di una volontà popolare che si sono inventati loro, che sfruttano la
politica per alimentare il proprio ego e non si fanno scrupoli su chi li sostiene e come, senza che ci sia possibilità di discussione o di replica e senza rendere conto delle proprie decisioni. Esattamente come se si fosse all’interno di un corpo militare, come sa perfettamente il nostro sindaco (non Melis, quello vero).
La cosa incomprensibile è che tutto sta avvenendo sotto i nostri occhi, non in modo nascosto. Opere pubbliche per oltre un milione affidate senza gara d’appalto, incarichi pubblici affidati allo studio di avvocato del figlio, e non importa se questo figlio ha vertenze penali in corso, le bugie dette di continuo al solo scopo di esaltare l’ego di chi pensa di avere sempre ragione e di essere così potente da potersene fregare delle regole. E anche tutto il resto, che documenteremo. Tutto sotto gli occhi di tutti.

E nessuna reazione, mai. Il sonno è ancora profondo.

La predica e il pulpito

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Questa la predica del nostro sindaco: I cittadini si aspettano un servizio da parte nostra e non che ci si lamenti perché si lavora il sabato e la domenica.

Il pulpito è il suo capogruppo che nel momento stesso in cui si svolgeva il consiglio comunale era allo stadio a vedere la partita. Vedere la foto sopra.

C’era anche quella storia di quell’altro consigliere di maggioranza che nel primo consiglio comunale invece di presentarsi in orario è arrivato in ritardo, in tutta calma, perché stava giocando una partita di calcetto in oratorio. Poverino, Chissà come s’è scocciato che l’hanno disturbato.

Lasci perdere le prediche signor sindaco, lei è l’ultima persona al mondo che le può fare.

Bugie come armi politiche

 

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Dal che si potrebbe concludere che più un bugiardo ha successo, più gente riesce a convincere, più è probabile che finirà anche lui per credere alle proprie bugie.
Hannah Arendt

Come abbiamo visto al sindaco Melis piace raccontare frottole e lo fa in modo scientifico, cioè si prepara il terreno per sfruttare la cosa a fini propagandistici. Esempio: chiama le minoranze per “discutere” del bilancio senza fornire lo straccio di un numero e quindi senza dare la possibilità di fare le proprie valutazioni. Lo scopo era quelle di accusarle di non essere collaborative, quindi non solo Melis è un bugiardo, ma anche uno a cui piace giocare sporco. Probabilmente si diverte così anche perché può contare sulla complicità della stampa locale che non può o non ha interesse a occuparsi delle vicende solbiatesi quindi si beve tutto quello che dice.
Di esempi se ne possono fare molti altri. Vediamo l’ultimo in ordine di tempo: la decisione di mettere i consigli comunali sempre all’ultimo giorno utile così da poter dire alla stampa che lui lavora così tanto che prima non è possibile e per poter dire che la minoranza discute sulle virgole quando invece parla di progettazione. Lo scopo qual è? Prendersi gioco degli oppositori, non certo quello di fornire un servizio adeguato a Solbiate. L’alternativa è che la sua
amministrazione non è in grado di progettare il lavoro da un mese all’altro. Quale che sia il motivo, ma ci possiamo meritare un sindaco così? Che bada solo agli affari suoi e prende la sua responsabilità verso la comunità che amministra come se fosse un gioco?
Parliamo del segretario comunale, quello che Melis vuole a ogni costo. Sappiamo che è stato investito di tutte le responsabilità di servizio e che la sua mancanza rappresenta un problema. Ma perché ha lui tutte le responsabilità? La bugia di Melis è perché vuole risparmiare, in realtà perché vuole concentrare nelle sue mani tutto il potere. Un appunto per chi non conosce come funzionane le cose: l’amministrazione di un comune ha due anime, una politica che fa capo al sindaco e una amministrativa che fa capo al segretario comunale. La parte amministrativa ha potere di controllo su quella politica perché se una delle decisioni del sindaco non può essere portata avanti per questioni tecniche o normative è in grado di bloccarla. L’ho messa giù un po’ troppo semlice ma più o meno è così. Capite bene che visto il soggetto la questione era per lui totalmente inaccettabile ma l’unica possibilità che aveva Melis per concentrare tutto il potere nelle sue mani, viste le norme di legge, era di togliere la responsabilità di servizio ai funzionari comunali per darla a una persona ben contenta di eseguire i suoi ordini, in questo caso il segretario comunale. Questo è anche il motivo per cui Melis sta diventando matto per fare una convenzione con Bottari dopo che quest’ultimo ha deciso di lasciare Saronno. Per la cronaca, a Saronno stanno ancora festeggiando per la sua uscita di scena, tappi di spumante che schioccano a mitraglia. Tanto per inquadrare il soggetto.
La cosa ha avuto anche una conseguenza gradita a Melis, cioè quella di punire persone a lui antipatiche, nello specifico alcuni funzionari comunali. Adesso dice che l’accumulo delle cariche è solo transitorio (vedremo) e che c’è bisogno di capire come riorganizzare il lavoro dei funzionari comunali. A parte che ha avuto cinque anni di tempo per capirlo,
ma forse pensava ad altro, e poi a Solbiate non è che ci sono decine di dipendenti comunali, non può essere così difficile capire come restituire alla parte amministrativa le prerogative che gli sono state messe a disposizione dalla legge. Se non lo fa è perché non lo vuole fare.
Quindi per Melis dire bugie è un sistema di gestione politica (ci sono un sacco di altri esempi che si possono fare e che faremo), evidentemente non conosce altri sistemi e ormai è talmente assuefatto che crede che dire bugie è l’unico sistema per fare politica. Dire bugie e usarle per ridicolizzari che non è dalla sua parte. Ma davvero una
persona così può fare il sindaco?